Fondi per la sanità: guerra tra Regioni e governo (di Stefania Divertito)

Le Regioni a fine febbraio avevano trovato un accordo sulla ripartizione del fondo sanitario nazionale per il 2012, ma ora potrebbe saltare tutto. Il governo ha disertato l’ultima conferenza delle Regioni e diversi presidenti temono che questo preannunci l’arrivo di ulteriori tagli al fondo.

 

24 maggio 2012 – 15:40Sembrava tutto scritto, sottoscritto e concordato il 29 febbraio. Tanto che la successiva assemblea “paracadute” per il primo marzo era stata sconvocata. Regioni reciprocamente soddisfatte per aver trovato un’intesa per il riparto del Fondo sanitario nazionale 2012. Soddisfatto lo era anche il ministro della Sanità Renato Balduzzi, contento soprattutto per la celerità con la quale le regioni avevano spartito la coperta, in verità un po’ corta, del fondo che non era stato adeguato al livello di inflazione ma che comunque aveva distribuito un po’ di briciole in più. Giusto per dare ossigeno alla sanità regionale, ai fornitori, alle asl, e dare la sensazione ai cittadini che non ci sarebbero stati a breve nuovi aumenti. Ma la favola è durata poco.

È da marzo che le regioni chiedono di incontrare il governo per la sottoscrizione del patto. Riunioni convocate e disdette. L’ultima proprio lunedì quando il tavolo della Conferenza delle regioni era riunito ma non si è presentato alcun rappresentante né del ministero della Salute, né di quello dell’Economia. Una situazione paradossale, anche perché la data di convocazione era stata fissata dal governo dopo aver chiesto e ottenuto un rinvio di dieci giorni. Le regioni hanno reagito malissimo, anche perché si sta facendo sempre più strada l’idea che il governo intenda limare ulteriormente il fondo, mandano a gambe all’aria l’accordo raggiunto. Ecco solo qualcuna delle reazioni.

L’assessore alla Salute della Regione Basilicata, Attilio Martorano, dichiara: «Di certo i ritardi mettono in difficoltà gli enti e ancor più le imprese per ritardi nei pagamenti che, invece, si dovrebbe fare di tutto per superare. Ma a questo si affianca un’incognita: dato che le Regioni hanno trovato l’intesa sul riparto del fondo nazionale per assegnare le singole quote regionali, il rinvio fa venire il dubbio che l’elemento di riconsiderazione del Governo possa essere a monte e riguardare il fondo stesso. Un’ipotesi che la ragionevolezza porta ad allontanare, poiché siamo convinti che nessuno voglia distruggere il sistema sanitario italiano». «Il nuovo rinvio è incomprensibile e grave», fa dire a un comunicato Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni. «È molto grave ciò che è accaduto alla Conferenza Stato Regioni», rincara in una nota il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che prosegue: «È esclusiva responsabilità del Governo nazionale: il rinvio del riparto del fondo sanitario 2012 è qualcosa di straordinariamente pesante dal punto di vista sia istituzionale sia sostanziale. Altro che minacciare costantemente tagli indiscriminati alle Regioni! Il Governo – conclude Formigoni – faccia prima e per intero il suo dovere».

Parla di dileggio istituzionale Romano Colozzi, coordinatore della Commissione affari finanziari e bilancio della Conferenza delle Regioni «Non riusciamo a interloquire con il governo che non si è presentato: è la prima volta nella storia della Conferenza Stato-Regioni che, su richiesta del governo, viene rinviato l’esame di un punto e che, alla convocazione successiva, l’esecutivo stesso non si presenti. Siamo quasi al dileggio istituzionale». E così governatori e assessori hanno abbandonato il tavolo. Un gesto di protesta senza precedenti. Ma non è solo una questione di “sottoscrizione formale dell’impegno di spesa”. Come sottolinea il presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi: «Noi abbiamo fatto la nostra parte e stiamo impegnando già le risorse. Non vorrei che fra un po’ qualcuno venga a dirci che quei fondi non ci sono più o che sono stati ridotti».

E proprio di questo si parla. Il fondo consiste in 108 miliardi di euro. Un incremento rispetto al 2011 dell’1,65%, ben al di sotto del tasso di inflazione e lontanissimo dal tendenziale della spesa sanitaria. Ma le regioni avevano fatto buon viso a cattivo gioco e trovato la quadratura del cerchio. Adesso però aleggia lo spettro di un taglio da « 1,5 miliardi del Fondo Sanitario». Non si sa di preciso da dove fosse sbucata questa cifra, ma aveva atterrito un po’ tutti. Tanto che poi quando alla Stato-Regioni non si sono presentati il ministro della Salute e il ministro dell’Economia, la paura si è sostanziata con nuovi elementi. I soldi però sono stati già messi a bilancio e impegnati dalle regioni.

Come se non bastasse, dopo la rottura, un comunicato del ministro degli Affari Regionali, Piero Gnudi, ha reso ancora più inquieti gli amministratori: «Sono consapevole – scrive il ministro – della delicatezza dell’argomento e della rilevanza delle risorse in discussione. Sarà mio massimo impegno riannodare il filo del dialogo affinché – prosegue – si torni al più presto al tavolo per individuare soluzioni il più possibile condivise». Parole che hanno materializzato i sospetti di cui si vociferava: «Il rinvio fa venire il dubbio che l’elemento di riconsiderazione del governo possa riguardare il fondo stesso», osserva Martorano. Mentre l’assessore pugliese alla Sanità, Ettore Attolini, resta «perplesso» dal nuovo rimando, perché «non ci è stata data una motivazione e non ci dicono qual è il problema, dopo che sono passati tre mesi dall’accordo sul riparto, trovato con senso di responsabilità dalle Regioni del Sud, che hanno rinunciato ad introdurre il criterio di deprivazione».

E il taglio di un miliardo e mezzo del Fondo Sanitario? «È un’ipotesi, sembra che il governo – spiega Attolini – voglia tagliare la quota del Fondo vincolata agli obiettivi di piano, circa un miliardo e mezzo, che per la Puglia vale 108 milioni. Una situazione che sarebbe insostenibile per tutti, perché i progetti di piano – conclude – entrano nella programmazione, quindi sono risorse già previste nei bilanci». I tagli secondo Assomed incrementerebbero un mercato di prestazioni sanitarie e low cost da 30 miliardi di euro. Tutto sulle spalle dei cittadini. E mentre il governo prende tempo, le regioni hanno bloccato pagamenti, bilanci di settore, retribuzioni, scatenando il panico.

Ecco nel dettaglio i principali riparti regione per regione così come stabilito dall’incontro del 29 febbraio:

il Molise per il 2012 otterrà 6 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Per il Lazio c’è un incremento del 2%, ovvero circa 200 milioni di euro in più. La quota totale che andrà al Lazio corrisponde a 9 miliardi e 983 milioni di euro.
La Campania ha avuto 145 milioni di euro in più. Al Veneto il riparto assegna circa 8 miliardi 608 milioni di euro, con un aumento di 140 milioni rispetto all’anno precedente. «In un momento di difficoltà generale come questo – aveva commentato Luca Zaia – ancora una volta le Regioni hanno dimostrato senso di responsabilità e concretezza, raggiungendo l’accordo in una giornata di lavori anziché in settimane di tira e molla come è stato in passato».
Per la Liguria c’è stato un cambio di tendenza degli ultimi due anni e ha recuperato 35 milioni di euro passando da 3,18 miliardi a 3,53 miliardi. Alla Regione Umbria, saranno assegnate risorse con un incremento dell’1,76 per cento rispetto allo scorso anno.
La Puglia potrà contare su circa 100 milioni in più nel 2012 rispetto al 2011. Per un totale di 7 miliardi e 28 milioni di .
La Sicilia otterrà circa 120 milioni di euro in più per finanziare la sanità. Soddisfatta la Toscana e la Calabria otterrà, per il 2012, circa 44 milioni di euro in più .
In Abruzzo, dove il bilancio sanitario è in pareggio, sono arrivati – per ora sulla carta – 48 milioni di euro in più.
La Basilicata lo scorso anno aveva avuto, per finanziare la sanità, 1,20 miliardi e quest’anno avrà 1,32 miliardi.
Nessun incremento per le Marche, anzi una riduzione di 200 milioni.
Alla Lombardia spettano 350 milioni in più rispetto al 2011, per un totale di 17 miliardi e 340 milioni di euro Così il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, giudica l’approvazione dell’accordo sul riparto del Fondo sanitario nazionale 2012. «Sono soddisfatto perché per il 2012 le nostre risorse sono aumentate, in linea con le previsioni di trasferimenti che sono attesi dal nostro piano di rientro». Al Piemonte, infatti, il riparto assegna circa 7 miliardi 978 milioni di euro, con un aumento rispetto al 2011 di 108,2 milioni di euro.

Ma adesso, senza l’ok del governo, questa ripartizione di comune accordo potrebbe diventare carta straccia. E le sanità regionali precipitare nel baratro.

FABBISOGNO – RIPARTO SSN 2012 TOTALE FINALE 2012
Piemonte 7.978.163.454
Valle d’Aosta 225.352.335
Lombardia 17.341.184.546
P.A. Bolzano 
P.A. Trento
865.069.407
918.244.725
Veneto 8.607.884.968
Friuli Venezia Giulia 2.217.730.512
Liguria 3.053.707.274
Emilia – Romagna 7.901.475.870
Toscana 6.730.346.850
Umbria 1.622.166.222
Marche 2.787.332.179
Lazio 9.982.148.899
Abruzzo 2.383.222.579
Molise 574.623.692
Campania 9.895.417.201
Puglia 7.028.005.338
Basilicata 1.031.973.422
Calabria 3.483.758.281
Sicilia 8.673.970.213
Sardegna 2.911.971.578
ITALIA 106.213.749.544

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/regioni-fondo-sanitario-nazionale#ixzz1voHXR2HO

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